La percezione di qualità.

Qualità o quantità?

Quali sono i fattori che identificano la qualità di un prodotto?

Si potrebbe rispondere banalmente la qualità delle materie prime che lo compongono certo.

Ma nel determinare, almeno soggettivamente la qualità di un prodotto, per strano che possa sembrare, la qualità delle materie prime è veramente l’ultimo dei fattori che entrano in causa.

La bellezza del packaging,  il paese di provenienza e di produzione, la storia dell’azienda che lo produce, la pubblicità, l’affidabilità del marchio, e ovviamente il prezzo.

Nell’era delle multinazionali, non è raro che uno stesso prodotto abbia costi diversi in paesi differenti, e non soltanto a causa dei costi di importazione.

La difficoltà nel reperirlo, la nicchia di mercato, ma anche la popolarità del prodotto in quel particolare paese.

Status ed eleganza

Un esempio da manuale per spiegare bene questo fenomeno , è l’andamento delle vendite del noto whisky Johnnie Walker nel mercato giapponese verso la fine degli anni ’90.

Le qualità di whisky più vendute, erano per l’appunto il Johnnie Walker, e il Chivas, entrambe associate dai consumatori nipponici ad un’immagine di status sociale elevato ed eleganza.

Regalare una bottiglia del prezioso liquore d’importazione era infatti visto come un regalo lussuoso ed apprezzato, un dignitoso simbolo di rispetto per il proprio ospite.

Nei bar  e nei club il costo di un bicchiere di questi whisky poteva paragonarsi a quelli di molti vini d’annata nel nostro paese, e non certo a quello di un comune distillato da banco.

Nel tentativo di sottrarre quote di mercato al rivale Chivas Regal, la Johnnie Walker decise di abbassare il costo della sua linea ” Black Label “.

Nel mercato occidentale, se una grande marca abbassasse il prezzo del suo prodotto di punta, nessuno penserebbe ad una riduzione della qualità, quanto piuttosto ad una politica di aumento delle vendite, e probabilmente sarebbe proprio quello che succederebbe.

Poco pagare, poco valere.

Nel mercato nipponico invece, la riduzione del Black Label ottenne l’effetto contrario, le vendite calarono drasticamente.

Questo calo delle vendite, si può per l’appunto associare ad una percepita riduzione di qualità del marchio da parte del consumatore giapponese, che non voleva consumare o  regalare un distillato di basso costo ( e di conseguente bassa qualità), ma comprava a caro prezzo uno ” Status “.

Sempre nel marcato nipponico lo stesso incidente di mercato sulla percezione di qualità lo ebbe la Protecter&Gambler, che inserendo sul mercato una linea di detergente scontò il prezzo in maniera promozionale.

Non solo non ebbe mai successo tra i consumatori, ma venne osteggiato perfino dai distributori e dai commercianti, i quali preferivano inserire sui loro scaffali prodotti di qualità elevata ad un prezzo maggiore, piuttosto che riempire il loro limitato spazio a disposizione con un prodotto su cui avevano un minore ricarico e quindi un minore ricarico del guadagno.

Questi esempi dimostrano che la qualità non è necessariamente una questione appunto, solo di qualità.

Far percepire un prodotto di qualità, è davvero più importante della qualità stessa a volte.

Ovviamente non è spacciando un prodotto low cost per uno di qualità che si aumenteranno le vendite, ma a quanto pare bisogna stare attenti anche a non fare l’errore opposto.

 

 

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